Giustino Borzacchiello

Come migliorare come developer, designer, marketer, (o qualsiasi altra cosa tu voglia) – Talk Notes

2018-11-17

Queste sono le note per il talk che ho tenuto a WordCamp Milano 2018. Qui potete trovare le slide.

Il Talk

Voglio iniziare questo talk con una storia.


Si dice che un giornalista andò ad intervistare Joe Dimaggio, uno dei più famosi giocatori di baseball della storia, a casa sua.
Durante l’intervista gli fece la domanda: “Cosa si prova ad essere un talento naturale?”

Senza dire una parola, Dimaggio si alzò e lo portò giù in cantina.
Nella penombra, prese una mazza da baseball e cominciò a chiamare diversi lanci, eseguendo di rimando la battuta corrispondente. Cutter! Slider! …

Al termine dell’allenamento, dopo venti minuti, Dimaggio prese un pezzo di gesso e tracciò un segno vicino al muro.

Accendendo la luce il giornalista vide migliaia di segni che ricoprivano le pareti della cantina.

Si dice che, risalendo, Dimaggio disse “Il talento non c’entra nulla”

Anonymous


Sono sempre stato molto curioso e da che ho memoria sono stato interessato a sapere come imparare meglio e quello che vedremo in questo talk è il risultato di tanti anni di studio e prove.

Prima di iniziare voglio fare due piccole premesse:

  1. Questo non vuole essere un talk motivazionale. Probabilmente non potrò fare a meno che qualcuno di voi esca da questa sala più motivato, ma non è questo il mio intento.
    Il mio intento è quello di provare a fornirvi uno schema pratico e chiaro che potete cominciare ad usare sin da domani  dei passi possono portarci a migliorarci in qualsiasi ambito vogliamo.
  2. Se pensate di non poter cambiare chi siete questo non è il talk per voi. Se volete portarvi a casa una sola cosa da questo talk è che il talento non è un dono che si riceve o qualcosa con cui si nasce, ma qualcosa che si coltiva, giorno dopo giorno. Piccole azioni, ripetute nel tempo, ci trasformano.

(Agenda) Il talk è diviso in tre parti: prima capiremo perché dovremmo voler migliorare, poi esamineremo un concetto chiave, la Pratica deliberata, ed infine guarderemo un piano pratico che potrete applicare fin da domani.

Perché migliorarsi?

Ovviamente la prima domanda da porsi quando si inizia un nuovo percorso dovrebbe essere “Perché dovrei farlo?”. Abbiamo già così poco tempo che sarebbe stupido sprecarlo in un’attività che non valga la pena affrontare (e Netflix continua a tirare fuori un sacco di serie interessanti!). Quindi facciamoci questa domanda “Perché dovremmo voler migliorarci?”

Potrebbe sembrare banale porsi questa domanda, ma quando il gioco si farà duro (e accadrà, fidatevi) sarà importantissimo avere una forte motivazione di fondo a spingervi.

Quest perché dovrebbe essere sottinteso, in quanto dovrebbe essere una qualità basilare di qualsiasi essere umano quella di voler tendere all’eccellenza.

E invece, incredibilmente, nel 90% dei casi questa volontà è dettata da condizioni esterne, come dover mangiare, ad esempio 🙂

Scherzi a parte, ovviamente il primo motivo è restare competitivi. Il mercato premia maggiormente risultati che è difficile ottenere con facilità. Se avete lavorato pochi mesi per ottenere le capacità che utilizzate per il vostro lavoro, la prima e più ovvia conseguenza è che abbiate un sacco di concorrenza. Quindi migliorare nel proprio settore può essere un modo per emergere e guadagnare di più/avere lavori più stimolanti.

Un’altra motivazione è la passione: avete qualcosa che vi piace fare (fotografare, correre, disegnare) e volete migliorare. Semplice.

Parlando di motivazioni, è importante porsi un’altra domanda. L’atto di migliorarsi nella propria arte è da considerarsi lavoro?

Molte persone, soprattutto dipendenti, si vantano dicendo “Io non faccio nulla al di fuori dell’orario lavorativo”. Oppure si lamentano “La mia azienda non mi forma”, come se il vantaggio nel migliorarsi sia solo per l’azienda in questione. I freelance al contrario realizzano più facilmente che la formazione rappresenta un investimento che porterà benefici a lungo termine, dato che sono l’unico asset della propria azienda individuale.

Pratica e sperimenta deliberatamente

OK, quindi qualsiasi sia la vostra motivazione, volete migliorare nel vostro campo: che fare? Da dove cominciare?

Se dovessi riassumere in poche parole cosa distingue i top performer da tutto il resto delle persone direi: “un rapporto diverso con la pratica”. (Attività volta a un risultato concreto in un certo campo, in un certo settore)

Come lavoratori digitali, noi non facciamo abbastanza pratica. Non abbiamo la cultura della pratica. La maggior parte della nostra pratica avviene sul lavoro, e quindi anche la maggior parte dei nostri errori.

Tutti gli altri professionisti praticano: gli artisti hanno un notebook per gli schizzi, i musicisti suonano pezzi tecnici, gli scrittori scrivono e riscrivono i loro pezzi. Nelle arti marziali, la maggior parte del tempo degli studenti è speso imparando e raffinando mosse di base, esercizi chiamati formalmente kata.

Ma ovviamente non può essere la semplice pratica il punto fondamentale. Io guido tutti i giorni, ma non sono un pilota professionista, anzi. Allo stesso modo cammino tutti i giorni, ma non ho certo l’agilità necessaria per fare parkour. Quindi non è la semplice pratica a rendere perfetti.

Il concetto chiave è pratica deliberata.

Questo concetto è stato presentato in diversi studi e prevede la pratica appena al margine delle proprie abilità.

Questo tipo di pratica è quello che tutti noi facciamo all’inizio dell’apprendimento di una nuova abilità. Siamo goffi, lenti, cerchiamo di ricordare tutti i passaggi. Se guidate, provate a ricordare le prime uscite in auto. Io mi ripetevo i passaggi in testa “Premi la frizione, gira la chiave, metti la prima, stacca la frizione, premi l’acceleratore, PIÙ PIANO, e vai. Evita i pedoni, e così via.”

Il problema è che, una volta raggiunta una certa indipendenza nella guida, per me andava bene così. Ed è a questo punto, quando giudichiamo la nostra performance accettabile, che il pilota automatico prende il sopravvento, ci rilassiamo, e smettiamo di imparare.

Al contrario, chi cura e si dedica alla propria arte, studia con criterio mantenendo una mente aperta. Possono esaminare, criticare e aumentare le loro capacità.

Quindi più che le capacità innate è la motivazione a giocare un ruolo fondamentale nello sviluppo delle proprie abilità. Nel tempo ho fatto un sacco di esperimenti per migliorare, e spesso l’ostacolo più grande è stata la mancanza di grinta e perseveranza.

Noi siamo abituati a pensare alla pratica come all’antitesi del divertimento: una serie di stupide ripetizioni che ci separano dal momento della performance. Se avete fatto qualsiasi tipo di sport durante la vostra vita, sapete bene di cosa parlo.

Al contrario la pratica deliberata prevede una profonda attenzione ed è eseguita con l’obiettivo specifico di migliorare le performance.

La più grande sfida alla pratica deliberata è rimanere concentrati. All’inizio, può bastare anche solo mettersi lì e fare gli esercizi, ma dopo un po’ gli sforzi devono essere mirati, altrimenti si comincia ad ignorare gli errori e  trascurare opportunità per migliorare.

Cosa devo fare? Un piano pratico per migliorare

Se siete con me fino a questo punto avete

Vi starete chiedendo: “Fino a questo punto potevo arrivarci anche da solo: che cosa devo fare?”

La pratica basta?

La domanda che viene da porsi alla fine di questo percorso è: fare pratica basta a diventare migliori nella propria arte?

Putroppo nessuno può darvi una ricetta per raggiungere l’eccellenza. L’unica costante in questo mondo è che ognuno deve metterci il suo per raggiungere quella che è l’eccellenza per sè stesso.

Quello che c’è da considerare è ovviamente il contesto in cui operate: in un ambito altamente competitivo come lo sport o la musica, tutti i più grandi fanno pratica più o meno deliberatamente, quindi anche i più piccoli vantaggi genetici e non possono fare la differenza.

Anche se la genetica influenza la performance, essa non determina la performance. Non confondete il destino con l’opportunità. I geni forniscono soltanto un’opportunità, ma non determinano il destino. È come avere una buona mano in un qualsiasi gioco: se non sai gestirla non è detto che tu vinca.

In altri campi la probabilità che i vostri pari investano del tempo in pratica deliberata è molto molto minore, e questo porta al fatto che se anche voi investite un po’ del vostro tempo, potete davvero fare la differenza.

Questo vuol dire che se per diventare un Maestro di scacchi avete bisogno di 10 anni di duro lavoro, magari per emergere come esperto in un altro campo lo sforzo può essere meno dedicato.